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mercoledì 01 giugno 2016

Attualità giovedì 17 marzo 2016 ore 10:17

Geotermia, "Ci deve essere il morto per fermarla?"

Il comitato Sos geotermia, coordinamento Amiata, lancia l’allarme dopo il caso dei malori in seguito a monitoraggi e invitano a studiare i fenomeni

PIANCASTAGNAIO — Nei giorni scorsi sono state fatte delle operazione intorno al pozzo PC38 in località Tre Case e per le emissioni delle stesso pozzo sembrerebbe che alcune persone siano finite al pronto soccorso.

L’Arpat il 10 marzo scorso ha fornito informazioni in merito al monitoraggio e alla procedura, ma i comitati Sos Geortermia insorgono e dicono: “Per comunicare come tutto si sia svolto regolarmente e sotto stretto monitoraggio, Arpat mostra sì i monitoraggi, ma quelli dell’Enel relativi a un “Piano di Monitoraggio Ambientale – Pozzo PC38″ che però sarebbe dovuto addirittura avvenire a luglio, come si legge in premessa. In base quindi ai controlli Arpat tranquillizza rilevando che durante tutto il periodo delle prove, dalle 10 alle 17 dell’8 marzo, i limiti dell’idrogeno solforato (H2S) sono stati sempre ben al di sotto dai limiti previsti e, al massimo che “è verosimile che una parte della popolazione abbia percepito le maleodoranze tipiche dell’H2S (uova marce)””.

Purtroppo sembra che nell’area interessata dalla prove la popolazione si sia sentita male, chiudendosi in casa e addirittura una bambina e suo padre sono dovuti ricorrere al pronto soccorso, prima di Abbadia e poi di Nottola per disturbi agli occhi e alla pelle, diagnosticati come “iperemia congiuntivale oculare” ed “eritema”.

Allora il comitato si chiede: “Ma se i valori dell’H2S, come ci racconta Arpat, erano molto al di sotto dei limiti, perchè ci sono stati malori? Perchè l’Arpat si “accontenta” di far misurare solo idrogeno solforato e anidride carbonica? E’ possibile che insieme all’H2S e alla CO2, le sole sostanze misurate dall’Enel, ci siano state -come in genere sull’Amiata- altre e altrettanto nocive sostanze come mercurio, arsenico, boro, radon? Abbiamo più volte denunciato come l’Arpat svolga il ruolo di “notaio” su quanto Enel dichiara, disponendo di pochi o niente mezzi autonomi di verifica, che spesso, come avvenuto all’accensione di Bagnore4, casualmente si guastano o sono in manutenzione”.

“Non è la prima volta – continua il comitato - che l’Amiata deve subire danni a causa delle emissioni: oltre alle risultanze dello studio epidemiologico dell’Ars regionale che individua “eccessi significativi” di mortalità e altre patologie gravi rispetto ai comuni limitrofi e alla media regionale e che finora non hanno trovato “ufficialmente” una causa, e dovendo escludersi i famosi “stili di vita”, alibi buono per ogni disastro ambientale, nel corso degli anni più volte ci sono state fuoriuscite di gas che hanno provocato danni e moria di animali, per puro caso nessun umano, episodi di dominio pubblico, come il caso più eclatante al Podere Marchese nel settembre del 2000, e alcuni dei quali già passati attraverso i tribunali con accertamento di responsabilità a carico dell’Enel. Inoltre, di certo casualmente, durante le prove sul PC38, alle ore 12,46 a pochi chilometri di distanza, verso Abbadia, si verificava una scossa di magnitudo 1,6 a 6,8 km di profondità (fonte: INGV-Iside). Anche in merito agli episodi di sismicità indotta sono ormai acclarate le connessioni con la geotermia".

Da anni i comitati denunciano i gravi pericoli connessi alla attività delle centrali e dei pozzi geotermici dell’Enel in tutte le sedi, “ma fino ad oggi né i sindaci, responsabili della salute pubblica, né le Asl, tantomenno la regione hanno imposto il fermo di tali attività – continuano i comitati - Anzi, il “piano rossi” prevede un luminoso futuro per la geotermia in tutta la Toscana, soprattutto nell’area nord (Larderello) e in quella sud (Amiata) con l’aggiunta alle centrali ad alta entalpia dell’Enel anche decine di centrali a media entalpia, e nonostante che perfino quasi tutti i sindaci si siano mostrati, almeno a parole, contrari”.

I comitati ribadiscono: “Nel ribadire che non è questo lo sviluppo che vogliamo e che si merita una regione come la Toscana, trasformata in distretto industriale di produzione energetica, ribadiamo la richiesta di moratoria di ogni attività geotermia in Amiata, presente e futura; ci auguriamo altresì che la popolazione si faccia sentire presso i propri “eletti” e che finalmente qualche magistrato voglia prendere in carico la questione e verificare con rigore quanto accaduto e quanto sta accedendo sul monte Amiata”.

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