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Attualità domenica 19 marzo 2023 ore 09:49

Festa del Papà, boom di congedi di paternità

mano di padre e bambina

Il ricorso allo strumento è salito di 38 punti percentuali in 10 anni, con progressivo superamento del divario di genere nella cura dei figli



MILANO — E' boom in Italia del ricorso al congedo i paternità, salito del 38% negli ultimi 10 anni con progressivo superamento del divario di genere nella cura dei figli. Il dato emerge dall'analisi condotta da Save the Children in occasione della Festa del Papà che ricorre oggi 19 Marzo.

"Sebbene il lavoro di cura dei figli rimanga in Italia un appannaggio prevalentemente femminile, i padri hanno iniziato a riappropriarsi del loro ruolo in famiglia e non vogliono più rinunciare al tempo speso con i figli a causa degli impegni lavorativi", spiega l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per la protezione e per il futuro delle bambine e dei bambini.

Lo squilibrio fra mamme e papà certo rimane, ma cresce vistosamente il numero dei papà che richiedono i congedi di paternità. Alla sua introduzione, nel 2012, il congedo di paternità prevedeva un solo giorno obbligatorio e due facoltativi. Attualmente invece garantisce 10 giorni obbligatori e uno facoltativo ai neopapà, ed è fruibile tra i due mesi precedenti e i 5 successivi al parto. 

Il tasso di utilizzo del congedo di paternità è passato in Italia dal 19,23% del 2013 al 48,53% del 2018, attestandosi al 57,60% nel 2021. I padri che hanno chiesto il congedo di paternità nel 2021 sono stati 155.845, su un totale di 400mila nascite.

Ad usufruirne di più, illustra Save the Children, sono i padri che lavorano in imprese più grandi, con contratti a tempo indeterminato e a tempo pieno. A parità di caratteristiche individuali e sociali, c’è poi una differenza di circa il 17% a favore di chi risiede al Nord del Paese rispetto a chi vive al Sud.

E proprio l'identikit lavorativo dei padri che ricorrono al congedo parentale porta con sé un rovescio della medaglia fatto di dimissioni volontarie da parte di quanti, in un mercato del lavoro rigido, non riescono a conciliare il lavoro e le esigenze di cura delle bambine e dei bambini.

Osservando le convalide delle dimissioni e risoluzioni contrattuali consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, su un totale di 52.436 convalide, 37.662 (71,8%) si riferiscono a donne, ma cresce il numero di quelle maschili, 14.774 (28,2%). Uno scenario diverso da quello di soli 10 anni fa, quando quelle degli uomini riguardavano appena il 2,9% del totale.

In generale, nella metà circa dei casi di convalida (51%), la motivazione addotta è proprio la difficoltà di conciliazione tra la condizione lavorativa e le esigenze di cura dei figli, sia per ragioni legate alla disponibilità di servizi di cura che per ragioni di carattere organizzativo del proprio lavoro. "E' un indice dell’incapacità del sistema Paese di sostenere la genitorialità attraverso politiche di rafforzamento dei servizi all’infanzia - analizza Save the Children - e un’organizzazione del lavoro maggiormente attenta all’equilibrio tra vita familiare e lavorativa". 

Nonostante la quasi totalità delle dimissioni volontarie legate alle esigenze di cura dei figli sia presentata dalle madri (il 97,6% nel caso di quelle legate alla carenza nei servizi di cura e il 93,8% nel caso di ragioni organizzative dell’azienda, per un totale di 30.361 donne), ci sono 1.158 padri nel 2021 che hanno assunto questa decisione. 


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