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giovedì 24 settembre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Non lo so

di Libero Venturi - domenica 13 settembre 2020 ore 07:30

Potevo non scrivere nulla delle imminenti elezioni regionali e annesso referendum? Potevo? Certo che potevo, la politica non attraversa una fase troppo interessante nemmeno per un appassionato e la pandemia ha aggravato il quadro: infettati, morti, crisi economica, disoccupazione, caduta a picco della partecipazione per l’isolamento. E questo al di là della risposta data dal governo che, tutto sommato, pur tra contraddizioni, ha retto il colpo, anche perché la Comunità Europea ha finalmente riscoperto una tardiva, ma positiva solidarietà sociale e non solo monetaria. Comunque il lockdown non ha certo risparmiato la politica, che già non era in fase up, nemmeno a livello locale.

Dunque potevo. Però non volevo. Qui sta il punto. Se penso che la Regione Toscana potrebbe essere “contendibile”, come si dice oggi, essendo diversi suoi comuni e capoluoghi di provincia finiti in mano destrorsa e potrebbe divenire presidente una giovane signora, ex sindaco di Cascina, nonché parlamentare europea, leghista e sovranista, che sostiene: «Basta con gli immigrati che vengono da noi per spacciare. Pontedera, in certe ore della giornata, non sembra nemmeno una città italiana», da Pontederese e italiano mi viene uno sturbo. Che poi è gente che se la chiami razzista si offende, fino al ricorso alla magistratura: non siamo noi razzisti, noi siamo italiani e veniamo prima, sono loro che sono negri e vengono dopo. Credevamo fosse una battuta scontata. Se poi penso che, in un’altra “celebre” uscita pubblica, la candidata leghista ha definito Imagine” di John Lennon una canzone di ispirazione marxista e comunista, peggio mi sento.

Sarebbe terribile se la Toscana finisse in mani simili. Bastano queste cose, solo apparentemente marginali, per rafforzare la mia convinzione verso il centro sinistra. Il candidato Eugenio Giani ha sessantuno anni, buon per lui, io ne ho settanta! Certo uno più giovane sarebbe stato meglio, ma non è mica una questione di anagrafe, bensì di testa e capacità politica. Meglio uno nato sessant’anni fa di una nata ieri e mica sempre giovinezza” è stata “primavera di bellezza” nel nostro Paese.

Lo so, questo governo non è il massimo e si giustifica appena, pensando che quello prima era peggio assai e tornarci -cosa peraltro possibile- sarebbe un disastro per l’Italia e per l’Italia in Europa. Tuttavia la mia indicazione di voto sarà perché la Toscana non si butti via col centrodestra e a livello nazionale il governo resti, purché -con Conte o senza- migliori: ci sono ancora i decreti sicurezza di Salvini e non si comprende razionalmente perché, per rilanciare la sanità pubblica, non si possano utilizzare i fondi europei del Mes. Poi ci sono la riapertura delle scuole, i progetti per il rilancio del paese e chissà... Ma tant’è. Io voterò PD. Non si capisce che linea abbia questo partito, quale profilo forte e riformista, quanta forza unitaria possa esprimere, però è sensato che un paese libero e moderno abbia un partito democratico che possa condurlo e farlo crescere, fuori dal populismo e dal sovranismo, verso scelte libere, egualitarie e solidali.

E poi c’è il referendum e or incomincian le dolenti note a farmisi sentire”. Più che cominciare proseguono. Approvate il testo della legge costituzionale concernente «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?". SÌ o NO? A me verrebbe da rispondere: NON LO SO!

Si tratta di ridurre il numero dei parlamentari da 945 a 600 membri. Una cifra tonda che si ricorda anche meglio. La Camera dei deputati avrebbe 400 parlamentari, anziché 630; il Senato della Repubblica avrebbe 200 membri, anziché 315, oltre ai senatori a vita che potranno essere al massimo cinque. I cittadini che ogni deputato dovrebbe rappresentare in media, neonati compresi, sono 153.685. Per quanto riguarda il Senato, ogni eletto a Palazzo Madama rappresenterebbe 301.223 persone.

Inoltre per l’elezione del Presidente della Repubblica, la partecipazione dei delegati delle Regioni, calando il numero dei parlamentari, cresce in percentuale, non certo in maniera esponenziale, ma la materia è assai delicata. Come sempre, quando si tocca la Costituzione, che tuttavia non è intoccabile. Solo che occorrerebbero sapienza e giudizio.

Il risparmio annuo per le casse dello Stato, considerando una minore spesa di 81,6 milioni di euro l’anno per le indennità di carica non più dovute e una spesa complessiva di 662 miliardi prevista dalla legge di bilancio per il 2020, “ammonta” allo 0,01%.

Comunque il risparmio, pur evidente, è irrisorio e il rapporto di rappresentanza altrettanto evidentemente ne soffre, ma non soccombe. Proclamare quindi con grande enfasi, a proposito del referendum, che si riduce la spesa pubblica è eccessivo, come lo è altrettanto gridare all’attentato alla democrazia.

Qual è il problema, allora? È che per mettere mano a una roba del genere, sarebbe necessaria una riforma complessiva, istituzionale ed elettorale che non faccia perdere alla riduzione proposta dei parlamentari le potenzialità della rappresentanza e del governo della cosa pubblica. Una tale riforma è stata solo annunciata e -se s’ha culo, ma parecchio- verrà solo dopo lo svolgimento referendario. Quello che il referendum propone oggi è un semplice taglio dei parlamentari che è una concessione bella e buona all’antipolitica populista dei Cinque Stelle e non solo. Personalmente detesto il populismo e chi cavalca l’antipolitica per fare politica. Quel che ne scaturisce quasi sempre è una politica peggiore di quella che si critica, con politici peggiori e ancor meno competenti di quelli precedenti e con un potere popolare ancora più marginale.

La riforma proposta da Renzi per il superamento del bicameralismo perfetto con una sola Camera legiferante e l’altra volta alla rappresentanza di Regioni e Comuni era una riforma organica e decisiva. Non sono mai stato renziano, ma a quel referendum votai convintamente sì. Prevalsero i no e non se ne fece di nulla. Fino alla misera proposta attuale di taglio dei parlamentari che oggi viene oltretutto proposta da molti di coloro che ieri votarono no alla riforma monocamerale. Questo è ciò che personalmente mi indispettisce di più. E il fatto che il no fu soprattutto rivolto a Renzi, da non renziano, non mi consola. Fu persa un’occasione importante di snellimento istituzionale che aveva un senso politico e non antipolitico. Perfino alcuni padri costituenti mossero critiche al bicameralismo perfetto, ma siccome uscivamo dal fascismo, il nostro sistema parlamentare fu approvato anche da coloro che lo ritenevano ridondante. Oggi la situazione e le esigenze sono diverse.

Efficientare e ottimizzare la spesa pubblica istituzionale sarebbe un bene in generale, specie per un paese così indebitato come il nostro. Il risparmio, tanto o poco che sia, semmai andrebbe impiegato a favore dello Stato Sociale. Inoltre per mandare avanti un paese bisogna certo rappresentarlo, ma anche e soprattutto governarlo con una logica adeguata di maggioranza e opposizione, nonché di alternanza democratica. La crisi della democrazia per l’incapacità o per l’indifferenza dei governi è grave ancor più della crisi di rappresentanza. Perché si rappresenta per qualcosa, se no è solo populismo o politicismo e non buona politica.

Per tutto ciò mi pare difficile pronunciarmi per un sì o un no, senza se e senza ma. C’è perfino chi ha provato a valutare gli effetti del sì o del no con calcoli ingegneristici avanzati, assi cartesiani e curve gaussiane, ma non è cosa da ingegneri. Molti di coloro che votano no non fanno tanti conti, fanno una scelta politica che conta di scaricare o indebolire l’attuale governo. Io alla fine finirò per votare SÌ, non tanto o non solo in ossequio alla tardiva indicazione del PD -molti suoi autorevoli esponenti argomentano con ragione per il no- ma in coerenza con quel più convinto sì che detti al referendum precedente e che comunque proponeva una riduzione, sia pur in un quadro organico, dei parlamentari, meglio di un intero ramo del Parlamento. Buona domenica e, davvero, buona fortuna.

Pontedera, 13 Settembre 2020

Libero Venturi

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