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Attualità venerdì 30 settembre 2016 ore 12:30

Il teatro si rinnamora della provincia

Francesco Chiantese - direttore artistico

Con tre laboratori teatrali, Poggibonsi, San Quirico e Abbadia, i luoghi spesso ai margini dei circuiti culturali nazionali riprendono vita



ABBADIA SAN SALVATORE — Laboratori, produzioni nate interamente nella provincia sense (Requiem Popolae e Cretti), seminari di alta formazione a Pietraporciana e un progetto per adesso “segreto” di rinascita di uno spazio teatrale Officine Teatrali / Teatro dei sintomi, il teatro dimostra di amare la provincia.

“E’ una circostanza nota che non riguarda solo noi e la nostra provincia – spiega Francesco Chiantese direttore artistico del progetto Officine Teatrali / Teatro dei sintomi – le piccole comunità sono il moto pulsante spesso sottovalutato della produzione artistica italiana; in esse nascono e si formano artisti che poi, spesso, sono stati costretti a raggiungere le grandi città per perfezionare la loro formazione e la loro ricerca e per raggiungere un mercato possibile; adesso in molti stiamo lottando perché questo spostamento non debba esserci più e le realtà piccole delle province italiane, possano vedere riconosciuta la loro dignità e possano essere luogo accogliente per quegli artisti che decidono di restare”.

Questo il motivo per cui nascono le Officine Teatrali ed il Teatro dei sintomi; le prime si mettono al servizio del percorso formativo di chi è curioso del teatro ma anche di chi vuole intraprender un percorso reale e collegato al mondo vero del teatro contemporaneo, con la logica di una bottega artigana; mentre Teatro dei sintomi è il luogo dell’incontro con la professione e la produzione di eventi.

Poggibonsi, Abbadia San Salvatore, San Quirico d’Orcia; un percorso che volutamente abbraccia l’intera provincia ai suoi margini, da un lato il versante fiorentino, dall’altro quello grossetano, ed ancora la vicinanza con l’Umbria della Val d’Orcia. La nostra idea è quella di mettere in relazione, durante i percorsi di formazione, gli allievi di tutte e tre le Officine costruendo un dialogo. A noi piace l’idea – continua Francesco – di superare le logiche di campanile e pensare questa provincia come un unico grande polmone culturale. Qui abbiamo a disposizione tutto, alle grandi tradizioni popolari come il Teatro Povero ed i Maggi, alla ricerca teatrale anche se duramente colpita alla chiusura orba de I Macelli di Certaldo; abbiamo le grandi identità nate dalle tradizioni di questa terra e dei punti di eccellenza nell’incontro e nell’accoglienza di chi proviene da culture differenti”.

Officine d’Elsa -Teatro dei sintomi, nonostante lavori oramai da cinque anni su questi territori, non ha sovvenzioni pubbliche; il loro dialogo con le amministrazioni comunali, essenziale per raggiungere gli obiettivi di politica culturale, non passa per il momento da un sostegno economico.

I progetti sono sostenuti dalle quote degli iscritti ai corsi, dalla vendita degli spettacoli, e delle professionalità dei membri.

“Ma anche dalla base – aggiungono – siamo stati i privi in provincia ad attivare progetti di crowdfounding, anche se adesso li adoperano praticamente tutti, e per noi restano ancora fondamentali; non tanto per la raccolta di fondi, che è comunque un punto importante sarebbe ridicolo dire il contrario, ma per avere il polso della nostra efficacia sul territorio. Noi crediamo profondamente nel territorio”.

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