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martedì 23 aprile 2024

VIGNAIOLI E VINI — il Blog di Nadio Stronchi

Nadio Stronchi

Nadio Stronchi, autore di “Vignaioli e vini della Val di Cornia e Isola d’Elba”, è un appassionato cultore di vini e, più in generale, di mondo agricolo. Bibliofilo e instancabile ricercatore è stato promotore di attività enoiche dentro la storia locale Val di Cornia, Toscana

​Flussi e riflussi enologici: “Vinella”

di Nadio Stronchi - lunedì 30 ottobre 2023 ore 08:30

Il nome corretto è “vinello” ottenuto da vinacce di uve nere, mettendole in tini non molto grandi, diciamo 10ql, e poi aggiunto dell’acqua potabile che diventa una bevanda di colore rosa chiaro o scuro a seconda della macerazione delle vinacce, leggermente alcolico. In fondo al tino c’è la cannella con chiusura a farfalla (canna) dalla quale sgorga il vinello. L’aggiunta dell’acqua deve essere limitata. 

Nel tempo, era considerato il “vino” dei poveri, appellativo reale e consequenziale allo stato sociale dei rapporti tra chi era proprietario e chi era sottomesso. Credo, però, che la storia rurale sia da molto tempo costellata di vinelli, un poco per la mancanza di cultura e un poco di discriminazione sociale. Una condizione rurale che si perde nei tempi e, forse, resa nota in qualche vecchio testo di secoli. Nei testi più recenti vicini alla nostra storia territoriale della Toscana o della Val di Cornia, se ne ritrova gli appunti dei fattori di fattorie nate verso la metà dell’800 con i loro poderi a mezzadria, che tenevano i registri di ogni podere con le produzioni compreso il vino, però il vinello era un prodotto franco della famiglia mezzadrile. 

Anche per questo prodotto c’era chi lo sapeva fare meglio di altri: chi aveva tutte vinacce di uve nere e metteva poca acqua era il migliore. Aveva un colore che oscillava tra il rosa e rosa scarico, un lieve profuma di buccia di uva, leggermente fruttato, gradevole al gusto. Veniva usato nella tavola di tutti i giorni, ma in modo particolare consumando le castagne arrostite e si combinava il dolce delle castagne con l’acidulino del vinello; Un contrasto che non dispiaceva. Come diceva mio nonno: “o questo o chiodi” Di questi tempi è difficile trovarlo, se non in qualche podere isolato nel quale sono resistiti usi e costumi per merito di qualche anziano in armonia con lo spirito della famiglia unita e apprezzata da persone giovani. 

Considerato che, oggi, il mercato del vino è salito si di qualità e cultura, ma anche di costi, un poco per l’aspetto economico, un poco per il gusto delle cose “genuine” qua e la per l’Italia e l’Europa si ritorna ad offrire il vinello accessibile ad ogni tasca. Non sappiamo quanti siano i protagonisti nostalgici, ma che importa, è un fatto simpatico e, forse, anche apprezzato. In Inghilterra sembra molto apprezzato tanto che il Parlamento è in procinto di varare una legge che legittimi l’operato di chi fa il vinello.

In attesa di trovare un vinello, vi propongo un ottimo vino del bolgherese.

Il vino “Sassi Sparsi”, DOC Bolgheri Rosso 2020, dell’azienda Rocca delle Macie, nella fattoria “Casa di Terra”, mi ha dato le seguenti sensazioni: Colore: rosso rubino intenso. Olfatto: etereo, persistente, sentori di pepe, liquirizia e frutti neri appassiti. Gusto: pieno, caldo, un poco stringente, persistente. Si ripete la liquirizia

Nadio Stronchi

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