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domenica 08 novembre 2026

RACCONTI DELLA DOMENICA — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI ha lavorato e vive in Valdera, a Pontedera. Gli piace scrivere, ma non è uno scrittore. Solo uno che scrive.

Sala d'attesa

di Marco Celati - domenica 08 novembre 2026 ore 08:00

“Poco dopo si è qui come sai bene, file d’anime lungo la cornice, chi pronto al balzo, chi quasi in catene”.

È Venerdì, nel corso del pomeriggio e della sera, i pazienti del Dottor S. uno dopo l’altro sono scemati. Nella sala d’attesa cigolanti sedie di alluminio, alle pareti riproduzioni surreali di Magritte, luci al neon con ventilatori a pale sul soffitto. In un angolo, incorniciati in un quadretto, i versi di Mario Luzi non proprio rassicuranti per uno studio medico. Sul tavolino di lettura riviste sanitarie, periodici, enigmistica e un libro dimenticato, “La coscienza di Zeno" di Italo Svevo. Di pazienti ne sono rimasti due.

- Come va?

- Un po’ d’influenza, e lei?

- Io, la solita insopportabile cefalea, forse avrò bisogno di una visita specialistica.

- Ah, mi dispiace!

- Ma, scusi se glielo chiedo, lei mi sembra un volto noto, dove posso averla conosciuta? Se non sono indiscreto, che fa? Di cosa si occupa?

- Si figuri, ero prete.

- In che senso?

- Nel senso che dicevo Messa.

- Addirittura!

- Ai preti capita, ogni tanto.

- Allora l’avrò visto in Chiesa, anche se non sono tanto assiduo. Ma, scusi, perché “ero”, “dicevo”? È in pensione?

- No, sono spretato.

- La Messa è finita?

- Proprio così: Ite Missa est! Andate in pace, sospeso a divinis. E lei, lei che fa?

- Niente, scrivo.

- Uno spretato e uno scrittore!

- Insomma scrittore, diciamo che scrivo e basta. Racconti brevi, ma non sono Raymond Carver e nemmeno i racconti sono tanto brevi. Dicono che sono prolisso, logorroico…

- Sì? Non l’avrei mai detto. E lo fa di mestiere, ci campa?

- Macché, lo sanno tutti che carmina non dant panem. Lavoravo alla Biblioteca comunale, sono pensionato. Ma, se posso, com’è che s’è spretato?

- Si figuri di nuovo! Amore, una famiglia, figli. Tipo “Uccelli di rovo”, ha presente?

- Vedo che ci scherza. Bene!

- Scherzi da prete, non si lasci ingannare. È passato tanto tempo, la vita. Ormai sono ridotto allo stato laicale. Eppure sa che prete mi sento ancora e la Domenica, in casa per i miei, ancora dico Messa?

- Non è peccato?

- Perché? Vuol denunciarmi alla Sacra Inquisizione?

- Per carità, l’Inquisizione Spagnola nessuno se l’aspetta! Però sa che è strano, le coincidenze della vita! Parlavo proprio di questo con un’amica, insegnante di religione. I preti nelle altre confessioni possono essere sposati. Anche nella religione ortodossa, purché si siano sposati prima di prendere i voti.

- Lo so. Buon per loro.

- E dice che se un prete ortodosso con moglie e figli si converte al cattolicesimo, con una dispensa dal celibato, può conservare sacerdozio e famiglia. Non sarebbe una soluzione?

- Per cosa?

- Potrebbe costituire una pressione verso la Chiesa per la causa del matrimonio dei preti cattolici.

- Lei è divertente davvero.

- Sul serio, mi stia a sentire invece: uno si sposa, poi diviene sacerdote di rito ortodosso, dopodiché si converte, chiede la dispensa e diventa prete cattolico con moglie e figli.

- Semplice. Ad averci pensato prima…

- Perché no? Le due Chiese, lei mi insegna, sono vicine, le Messe per ortodossi e cattolici sono interscambiabili per il precetto festivo. Una differenza del rito liturgico, come saprà, è che il pope per la Comunione prende un cubetto di pane inzuppato nel vino e, con un cucchiaino, lo somministra al volo ai fedeli che stanno in fila, a bocca aperta e testa in su, come uccelli nel nido. Ci vuole mira e mano ferma, ma la religione ortodossa potrebbe essere un rito di passaggio, d’iniziazione. Un apprendistato. Che ci sarebbe di male? Come i migranti che passano da noi, in Italia, per andare negli altri paesi europei dove ci sono più opportunità e li trattano pure meglio. In fondo tutti migriamo da qualcosa verso un altrove e il nostro non è forse un passaggio terreno?

- Ma che dice! Lei è ben informato, ma le fedi sono fedi. Oltretutto ci vorrebbero anni e una dispensa papale.

- Però, vede padre, posso chiamarla padre?

- Non lo direi troppo in giro, sa, le malelingue…

- Si tratterebbe solo di aspettare. Come noi qui. La vita in fondo è un’attesa. Per il resto la temperanza è una virtù cardinale, la pazienza è la virtù dei forti e la masturbanza la virtù dei peccatori.

- Non dica sconcezze, per favore!

- Scusi, era per alleggerire, lei mi sembra un carattere allegro.

- Tuttalpiù sarò spiritoso, ma proprio allegro non saprei. Comunque da queste assurdità forse potrebbe ricavarne un racconto.

- Ci penserò, non è detto che non lo faccia. Piuttosto mi dica, è felice? Perché non possiamo esserlo? Tutto è così imperfetto e non c’è nostalgia più dolorosa delle cose che non sono mai state, né tramonto così bello da non poterlo essere di più.

- Accidenti, è un pensiero suo?

- Magari! È Fernando Pessoa. Sono uno scrittore citazionista.

- Comunque io la mia scelta l’ho fatta, dolorosa o felice che sia. Ama e fai ciò che vuoi, diceva Sant’Agostino. Non so se un giorno ai preti cattolici come me sarà concesso di sposarsi. È credente lei?

- Insomma… Credo che tutto cambi e gli agenti dello status quo, anche nel suo ambiente, soprattutto nel suo ambiente, andrebbero mandati al diavolo. Sarebbe un bel contrappasso. Insieme ai figli del declino, quelli che possono sembrare albe, ma non sono che tramonti. E nemmeno i più belli.

- Al tramonto ormai ci siamo quasi, s’è fatto tardi. Passa in fretta il tempo, quando ci si diverte! Dopodomani è Domenica e un’altra settimana se n’è andata. Ah ecco, finalmente esce il paziente, tocca a lei.

- No, no, vada pure padre, le cedo il posto.

- Ma no, sta a lei!

- Vede, faccio sempre così per la cefalea: vengo in sala d’aspetto del Dottor S. lascio scorrere i pazienti, parlo con qualcuno e il mal di testa mi passa. Si guarisce dal malessere: la medicina preventiva nella sanità pubblica è una gran cosa. Una benedizione! E, in fondo, come lista d’attesa questa è la più accettabile. Grazie della conversazione e della compagnia, padre, stia bene, vado via. Faccia un bel weekend. Buona Domenica e buona fortuna.

Pontedera, 8 Novembre 2026

Marco Celati

Articoli dal Blog “Racconti della domenica” di Marco Celati